Parrocchia

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Le origini della Basilica dei Santi Gervasio e Protasio vengono fatte risalire ad una prima costruzione sacra eretta in Rapallo presso le mura del borgo alla fine del IV Secolo da una delle missioni inviate anche in Liguria da Ambrogio, il Santo Vescovo di Milano. La permanenza in Genova dal 568 al 643 dei Vescovi milanesi, a seguito dell’invasione longobarda, probabilmente avviò quel processo di sviluppo della nostra chiesa che le fece sopravanzare la prima pieve, dedicata a S. Stefano, posta nel cuore dell’abitato e sicuramente anteriore. Lo stretto legame al Vescovo di Milano è confermato peraltro dalla dipendenza da tale sede episcopale della pieve rapallese, così come quelle di Uscio, Recco e Camogli, almeno formalmente, sino al 1219. La nostra pieve ebbe giurisdizione su 18 chiese minori e su un territorio che spaziava da Portofino a S. Pietro di Rovereto e, nell’oltremonte, a Cicagna. Nel corso dei secoli la chiesa ricevette numerose modifiche strutturali anche in conseguenza di assalti, incendi e saccheggi cui Rapallo fu sottoposta, ed assolse non solo una funzione religiosa, ma anche civile, accogliendo assemblee di popolo per importanti decisioni. L’edificio si presentò con un’impronta romanica e gotica sino ai primi anni del 1600 quando l’accesso principale venne spostato a levante e l’altare maggiore trasferito ad occidente pur conservando le quattro navate preesistenti. A metà del 1700 si procedette all’erezione di un nuovo campanile essendosi dovuto abbattere il preesistente, ma l’accentuata inclinazione in corso d’opera obbligò a ridurre l’altezza progettata. Tra il 1852 – 1857 si realizzarono notevoli lavori interni alla chiesa e , soprattutto , si recò a termine la facciata neoclassica disegnata da Gio Battista Olivieri con un salto architettonico decisivo. Sarà poi l’impulso del rapallese mons. Cesare Boccoleri, nominato arciprete nel 1907, a dare all’edificio l’auspicato ampliamento secondo il progetto elaborato dall’architetto Gaetano Moretti di Milano che saldava il preesistente con tutta la parte nuova, conseguente all’acquisizione di spazio oltre l’abside, grazie alla monumentale cupola. Fu un’impresa veramente titanica, sia per le difficoltà tecniche superate, sia per i costi elevatissimi e la congiuntura negativa legata al primo conflitto mondiale. Il 1° luglio 1920 la Basilica venne inaugurata nel suo splendore e da allora, incessantemente, i pastori che si sono succeduti a Rapallo, le hanno dedicato ogni attenzione e cura per ancor più arricchirla di opere d’arte, di abbellimenti interni ed esterni, di dotazioni funzionali. Una dolorosa parentesi si ebbe il 28 luglio 1944 allorché un bombardamento aereo nel corso del secondo conflitto mondiale determinò vittime nel sacro edificio, il crollo di una navata, e la forzata chiusura sino al 29 marzo 1947. La Basilica oggi si presenta in tutta la sua suggestività ed imponenza ed invita alla ricerca di particolari elementi che possono restituire memorie preziose e testimonianze della religiosità autentica del popolo operoso di questo angolo di Liguria.
I Santi Titolari della Basilica Gervasio e Protasio di Rapallo

Vissuti a cavallo fra il primo e il secondo secolo, la tradizione vuole che fossero gemelli ed identifica i loro genitori nei Santi Martiri Vitale e Valeria. Essi avrebbero diffuso il Vangelo in terra lombarda e, dopo aver donato ogni loro bene ai poveri, si sarebbero ritirati in una modestissima sede dedicandosi alla preghiera. Denunciati come cristiani, si sarebbero rifiutati di sacrificare agli dei, e quindi condannati a morte. Gervasio sarebbe caduto sotto i colpi delle verghe e dei flagelli, mentre Protasio, dopo la tortura, sarebbe stato decapitato. Seppelliti nascostamente da un certo Filippo, i loro corpi saranno ritrovati, per un’ispirazione straordinaria, dal grande Vescovo di Milano Ambrogio nel 388 e trasportati processionalmente nella nuova chiesa che poi assumerà il nome dello stesso Vescovo. Il loro culto fu recato a Rapallo da missionari venuti da Milano e ad essi si volle intitolare la nuova chiesa presso le mura del borgo che diverrà Basilica.
L’esterno della Basilica

Dopo aver cercato un punto di osservazione che permetta di ammirare l’insieme costituito dalla possente cupola, sormontata dalla Madonnina in bronzo posta il 1 giugno 1931, e dal campanile pendente alto 67 metri, meritano di essere ammirati la facciata marmorea neoclassica (recentemente restaurata), il portale artistico in bronzo, dedicato a N.S. di Montallegro, Patrona di Rapallo, dello scultore Arrigo Minerbi, collocato nel 1957, e le altre porte laterali, opera di Guglielmo Salvini, che illustrano i Santi Titolari Gervasio e Protasio nonché Santa Lucia e Santa Rosalia, particolarmente venerate.
L’interno della Basilica

La chiesa, appena superato l’ingresso, offre, nella navata centrale, la volta decorata dagli affreschi che Agostino Bottazzi dipinse nel 1854 e la luce policroma che entra dalle vetrate artistiche di Rolando Monti del 1960 in corrispondenza della facciata.
Nella navata di destra si incontra subito il Battistero con la vasca in marmo secentesca ed il gruppo di Cristo ed il Battista scolpito da Italo Primi di forte espressività.
Segue poi l’altare del Crocifisso che accoglie un’immagine in legno antica e preziosa che risalta sul marmo verde di sfondo. Vi troviamo due statue in legno di San Francesco e Santa Chiara poste nel 1961 e le lapidi che ricordano il canonico Silvio Camogli, morto nel bombardamento, e don Chute, il sacerdote inglese amico di Pound che finanziò il recupero di questo altare.

San Giovanni Bosco è effigiato nella tela di Mattia Traverso che è al centro dell’altare successivo. Essa venne benedetta nel 1948 dal card. Eugene Tisserant a ricordo della presenza dei Salesiani a Rapallo. A Sant’Antonio Maria Gianelli è dedicato l’altare che segue e la pala si deve a Nicola Neonato che la dipinse nel 1950.

Si incontra poi l’edicola di Sant’Antonio da Padova particolarmente venerato dai fedeli. La navata di sinistra inizia con l’altare dedicato a Santa Lucia. Databile al 1600, la tela è attribuita a Giovanni Andrea De Ferrari e, su di uno sfondo rivierasco affianca S. Erasmo, Sant’Antonio abate, S. Giovanni Evangelista, Santa Caterina d’Alessandria e Santa Lucia. Qui è anche collocato il gruppo ligneo della Vergine di Montallegro, dello scultore Gardenie Stuflesser, oggetto di viva devozione.

L’altare successivo è opera di Gio. Bernardo Garvo e risale al 1693. Al centro presenta la dolcissima figura della Vergine del Rosario, in legno dipinto, con attorno una raggiera di oli su rame del XVII secolo ed ai lati le due statue marmoree di San Domenico e Santa Rosa, donate nel 1697 dal capitano Giovanni Andrea Merello, opera di Gio. Francesco Baratta. L’altare seguente, dedicato alla Addolorata, ospita la vigorosa tela del XV secolo attribuita a Luca Cambiaso riproducente la Deposizione. Vi troviamo anche una bella immagine di S. Rita da Cascia. A fianco si apre l’edicola di N.S. di Lourdes che accoglie antichi reliquari. Si giunge così sotto l’ottagono della cupola arricchita di 42 vetrate policrome riproducesti un coro di Angeli e degli affreschi in stile Liberty che vi eseguì nel 1918-20 Archimede Albertazzi. Qui, imponenti, si affiancano ai pilastri le belle statue in marmo dei quattro Evangelisti, di Antonio Orazio Quinzio, collocate nel 1932, e si può anche ammirare l’antico Pulpito in marmo che presenta sei bassorilievi alcuni dei quali provenienti da una cappella edificata nel XIII secolo dal Cardinale Ottobono Fieschi che sarà Papa col nome di AdrianoV e che ebbe legami particolari con Rapallo.

Nel transetto si apre l’altare del Santissimo opera di Gaetano Moretti su incarico della famiglia Castagneto-Murtula del 1924, che è arricchito dalle vetrate cromatiche di Olindo Grassi e dall’affresco di Archimede Albertazzi riproducente l’Apparizione della Vergine a Montallegro.
Di fronte, l’architetto Antonio Rovelli nel 1921 realizzò l’altare di San Giuseppe esempio validissimo di stile liberty per unitarietà degli elementi: dai marmi policromi, ai mosaici dorati, agli elementi in bronzo, tutti a porre in risalto la statua del Santo. A fianco due nicchie accolgono i busti di Maria Vaccaro Castagneto e Angelo Castagneto che ne furono i munifici donatori.
Un cenno a parte meritano poi le varie “stazioni” della Via Crucis, distribuite lungo il perimetro della Basilica, opera dello scultore Oreste Zampieri, che vennero collocate nel 1948. La tela di Domenico Fiasella, detto il Sarzana, che la comunità rapallese commissionò all’artista nel 1635 domina l’altare laterale destro dedicato a San Biagio, patrono con San Sebastiano di Rapallo, mentre, in corrispondenza nell’altro lato, si trova l’altare della Annunziata, anch’esso assai antico e la cui pala secentesca riconduce ancora al Fiasella per taluni effetti cromatici e per l’impostazione scenica.

Il Presbiterio è dominato dal prezioso altare in marmo, attribuito a Bernardo Schiaffino e datato 1 Giugno 1728, qui trasferito nel 1919 dopo la soppressione del Monastero di Santa Chiara da Montefalco. Al di sopra s’innalza il grande gruppo marmoreo della Apparizione di Nostra Signora di Montallegro, opera di Enrico Quattrini, che venne benedetto il 12 Settembre 1926, mentre, nel Dicembre 1992, davanti è stato collocato il nuovo altare liturgico a mensa, realizzato in marmo e bronzo, così come l’ambone stilizzato, da Giorgio Gnudi. Sulla volta si distende il grande affresco dell’Assunzione di Maria del 1938, del pittore Pasquale Arzuffi e, nel catino dell’abside, troviamo il Cristo Pantacreatore ed i Santi Gervasio e Protasio del 1925 dipinti da Archimede Albertazzi.

Le vetrate di Olindo Grassi e della ditta Caron di Vicenza abbelliscono tutto lo spazio absidale dove meritano attenzione il coro settecentesco in legno, il dipinto di Santa Rosalia, donato nel 1679 dal nobile Gervasio Pescia, e quello della Madonna del Rosario, attribuito a Domenico Piola. Le grandi tele databili attorno 1890 di Santino Fortunato Tagliafico che riproducono scene relative ai Santi Gervasio e Protasio, quella dedicata a San Nicola da Bari (XVII sec.) e le due che illustrano “La fuga in Egitto” e la “Visita a Santa Elisabetta”, databili al secolo scorso, ricoprono le pareti.

Alle stesse sono anche opposte due lapidi che fanno memoria del 2° Centenari dell’Incoronazione di Montallegro e di Mons. Cesare Boccoleri, arciprete di Rapallo e poi vescovo di Terni ed arcivescovo di Modena.

(testo di Pier Luigi Benatti)

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